Ascoltando le tacite stelle
DescrizioneLe poesie di questa raccolta, pervase da un alone di mistero
e inquietudine, rappresentano il desiderio di muoversi idealmente
all'interno di quattro tematiche principali: Amore, Dolore, Natura, Dio.
Dalla memoria riemerge l'emozione che i ricordi stessi generano
nella mente, in un costante confronto tra passato e presente.
Dallo smarrimento e dall'esperienza dolorosa, nasce la speranza
dell'incontro con l'Essere che rappresenta il supremo fine a cui
tende ogni creatura, che raccoglie i sospiri degli uomini nel suo
immenso silenzio d'amore.
L'atmosfera di un sogno senza tempo
mi conduce nei luoghi della memoria,
protetti dall'aurea corona dell'alba.
Ritrovo un sorriso
nell'immediatezza di un ricordo
e sento la tua carezza
trapassare il mio cuore,
che ormai attende solo la tua mano
nella speranza di partire con te.
Note biografichemi conduce nei luoghi della memoria,
protetti dall'aurea corona dell'alba.
Ritrovo un sorriso
nell'immediatezza di un ricordo
e sento la tua carezza
trapassare il mio cuore,
che ormai attende solo la tua mano
nella speranza di partire con te.
Sara Cordone è nata a La Spezia nel 1972 e si è laureata in
materie letterarie all'Università degli Studi di Genova.
Da diciassette anni insegna lingua italiana nell'Istituto
Comprensivo di Erbusco (BS), dove risiede.
È appassionata di poesia, letteratura, filosofia e storia.
Introduzione
La poesia è canto dell'anima, che, ripiegata su se stessa,
si pone in atteggiamento di ascolto.
I nostri sensi ci mettono in contatto col mondo esterno,
con tutto ciò che ci circonda, ma è l'anima a filtrare le sensazioni
ricevute dal corpo, componendole in un'unità soggettiva,
ineguagliabile e irriproducibile in continuo divenire.
Ogni essere umano, nella sua unicità e irripetibilità, è in grado
di filtrare, nella zona più nascosta dell'anima, in quello spazio
inviolabile e inviolato che contraddistingue la particolarità
esistente di ognuno di noi, ciò che vede e sente attraverso i sensi.
In questo modo nasce la poesia, che canta sensazioni, cose, persone,
ricordi non tanto per come essi vengono percepiti dai sensi,
ma per l'eco che producono nel profondo del nostro Io.
La poesia dimora nella zona più misteriosa del nostro essere,
dove risiede il sostrato più insondabile dei nostri sentimenti.
In questi giorni, così carichi di rumore eppure così bisognosi di silenzio,
così impegnati a inseguire vuote e illusorie apparenze, eppure così
assetati di profondità, la poesia sembra essere quasi dimenticata e
ignorata dalla maggior parte delle persone.
Da ciò è scaturito il mio desiderio di scrivere un libro in cui ogni
componimento è sbocciato quasi da solo, attraverso l'incessante
dettatura dell'anima, la sola in grado di porsi ad ascoltare e
comprendere la poesia delle tacite stelle, che rappresentano
l'eterna luce di speranza nel fitto buio della notte.
Penso che uno dei principali impegni che oggi la poesia debba assumersi
sia proprio quello di far sperare e sognare gli esseri umani,
di rapirli all'incanto di tutto ciò che palpita intorno a noi
in una perfetta, talvolta celata armonia.
La poesia deve spingerci alla costante ricerca di questa armonia,
che rappresenta il riflesso della Luce verso la quale inevitabilmente
ogni uomo tende.
Come insegnante, mi auguro in questi anni di essere almeno in parte
riuscita nell'intento di far apprezzare lo sconfinato mondo della
poesia ai miei amati allievi; come figlia, ringrazio mio padre per
avermi fatto conoscere con immensa passione quel mondo così meraviglioso.
Nella vita, bisogna sempre essere umili e ricordare che tutto ciò
che otteniamo con tenacia e impegno è sì merito nostro, ma soprattutto
di Chi sta al di là di noi e ci guida attraverso misteriosi, talvolta
incomprensibili percorsi.
Con umiltà, dunque, ho raccolto i miei pensieri, nella speranza che
possano racchiudere una scintilla di verità e di significato scaturiti
dalla Verità e dal Significato che ancora nessuno di noi è in grado di conoscere.
A proposito della potenza eternatrice della poesia, il grande poeta
latino Quinto Orazio Flacco, la cui voce è giunta fino a noi a cavallo
dei secoli, scriveva:
Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non aquilo inpotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum.
Più immortale del bronzo ho lasciato un ricordo
che s'alza più delle piramidi reali,
e non potrà distruggerlo morso di pioggia,
violenza di venti o l'incessante catena
degli anni a venire, il dileguarsi del tempo.
Sara Cordone
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non aquilo inpotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum.
Più immortale del bronzo ho lasciato un ricordo
che s'alza più delle piramidi reali,
e non potrà distruggerlo morso di pioggia,
violenza di venti o l'incessante catena
degli anni a venire, il dileguarsi del tempo.
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